Qualche maniaco dell'ordine avrà notato che non aggiorno più così spesso. Le ragioni in fondo sono sempre le solite, a partire dall'ondata di
sfiducia nel mondo che torna periodicamente a sommergermi.
Per tirarmi su di morale ieri ho letto
"I dolori del giovane Werther" di Goethe. Pensandoci bene il libro non mi è sembrato eccessivamente sconfortante. Insomma, non aggiunge nulla di nuovo al pessimismo di cui ogni tanto mi sento colpevolmente portatore. Anzi, sono rimasto maggiormente colpito dalle prime pagine, ricche di entusiasmo, piuttosto che dalle ultime, grondanti di dramma.
Le giornate trascorse senza studio hanno acuito l'indisponenza che ormai nutro nei confronti della comunicazione di massa, e allo stesso tempo la noia mi ha portato a passare più tempo davanti al computer. Nonostante ciò, sono riuscito a concludere delle fantastiche
camminate in montagna (con annesso bagno in acqua gelida) che hanno contribuito a non far precipitare definitivamente il mio umore.
Da domani si ritorna a studiare (si spera).
"Che disgrazia, Wilhelm. Le mie energie sono degenerate in un'inerzia inquieta, non riesco né a stare in ozio né a darmi da fare. Non ho fantasia, né sentimento della natura e i libri mi disgustano.
Quando manchiamo a noi stessi, tutto ci manca.
Ti giuro che a volte vorrei essere un contadino, solo per avere, al risveglio, una prospettiva, un impulso, una speranza per il giorno che viene. Spesso invidio Albert sepolto tra le sue scartoffie, e mi immagino che starei bene al suo posto! Più volte mi è venuta la tentazione di scrivere a te e al ministro per sollecitare quel posto che, come m'assicuri, non mi verrebbe negato. Lo penso anch'io. Il ministro mi vuol bene e già da tempo mi suggerisce di dedicarmi a qualche impiego; e quest'idea di tanto in tanto mi solletica.
Poi ci ripenso e mi ricordo la favola del cavallo che, infastidito dalla libertà, si lascia mettere la sella e le briglie e subisce l'onta d'essere cavalcato...non so più cosa voglio.
Caro amico, questo mio desiderio di cambiare non è forse un'intima, impaziente inquietudine che mi perseguiterà dovunque io vada?"
("I dolori del giovane Werther", J.W. Goethe)
P.S. Forse è proprio quest'inquietudine che non mi permette di accontentarmi delle piccole cose, le stesse piccole cose che vorrei freneticamente tenere strette tra i pugni, così come la voglia di stabilità che mi ostino a rifiutare nonostante la mia incapacità di mirare ad altro. In fondo, anch'io vorrei essere qui. E' solo che non ci sono nel modo in cui vorrei.