Borgo Putrido

Nec ridere, nec lugere, neque detestari, sed intelligere. At least most of the time.
martedì, 08 luglio 2008

Sassolini

Qualche maniaco dell'ordine avrà notato che non aggiorno più così spesso. Le ragioni in fondo sono sempre le solite, a partire dall'ondata di sfiducia nel mondo che torna periodicamente a sommergermi.

Per tirarmi su di morale ieri ho letto "I dolori del giovane Werther" di Goethe. Pensandoci bene il libro non mi è sembrato eccessivamente sconfortante. Insomma, non aggiunge nulla di nuovo al pessimismo di cui ogni tanto mi sento colpevolmente portatore. Anzi, sono rimasto maggiormente colpito dalle prime pagine, ricche di entusiasmo, piuttosto che dalle ultime, grondanti di dramma.

Le giornate trascorse senza studio hanno acuito l'indisponenza che ormai nutro nei confronti della comunicazione di massa, e allo stesso tempo la noia mi ha portato a passare più tempo davanti al computer. Nonostante ciò, sono riuscito a concludere delle fantastiche camminate in montagna (con annesso bagno in acqua gelida) che hanno contribuito a non far precipitare definitivamente il mio umore.

Da domani si ritorna a studiare (si spera).



"Che disgrazia, Wilhelm. Le mie energie sono degenerate in un'inerzia inquieta, non riesco né a stare in ozio né a darmi da fare. Non ho fantasia, né sentimento della natura e i libri mi disgustano.
Quando manchiamo a noi stessi, tutto ci manca.
Ti giuro che a volte vorrei essere un contadino, solo per avere, al risveglio, una prospettiva, un impulso, una speranza per il giorno che viene. Spesso invidio Albert sepolto tra le sue scartoffie, e mi immagino che starei bene al suo posto! Più volte mi è venuta la tentazione di scrivere a te e al ministro per sollecitare quel posto che, come m'assicuri, non mi verrebbe negato. Lo penso anch'io. Il ministro mi vuol bene e già da tempo mi suggerisce di dedicarmi a qualche impiego; e quest'idea di tanto in tanto mi solletica.
Poi ci ripenso e mi ricordo la favola del cavallo che, infastidito dalla libertà, si lascia mettere la sella e le briglie e subisce l'onta d'essere cavalcato...non so più cosa voglio.

Caro amico, questo mio desiderio di cambiare non è forse un'intima, impaziente inquietudine che mi perseguiterà dovunque io vada?"

("I dolori del giovane Werther", J.W. Goethe)


P.S. Forse è proprio quest'inquietudine che non mi permette di accontentarmi delle piccole cose, le stesse piccole cose che vorrei freneticamente tenere strette tra i pugni, così come la voglia di stabilità che mi ostino a rifiutare nonostante la mia incapacità di mirare ad altro. In fondo, anch'io vorrei essere qui. E' solo che non ci sono nel modo in cui vorrei.
postato da Dubbios alle ore 20:02 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
categoria: pensieri, riflessioni, libri


martedì, 03 giugno 2008

Demamagia



"Nelle città in cui la democrazia governa secondo la legge non si ha il demagogo, ma i migliori cittadini seggono al potere, mentre i demagoghi sorgono dove le leggi non sono sovrane: il popolo diventa allora il vero monarca, ed esso è costituito dai più, i quali sono signori, non presi uno per uno, ma tutti insieme. [...]

Allora il popolo, trovandosi in queste condizioni ed essendo perciò una specie di monarca, cerca di esercitare il suo dominio da solo, rifiutando l'autorità delle leggi, e diventa dispotico, vengono in onore gli adulatori e questa democrazia diventa analoga a quella monarchia che si chiama tirannide.
E l'analogia risiede nei costumi che imperano, nell'oppressione esercitata sui migliori, nell'uso in un caso dei decreti e nell'altro degli editti, nella somiglianza e nell'analogia tra il demagogo e l'adulatore. Entrambi infatti hanno una grande potenza presso i loro padroni, gli adulatori presso i tiranni e i demagoghi presso il popolo che abbia questa posizione nella città.

La causa di ciò risiede nel fatto che i decreti e non le leggi sono sovrani, in quanto tutto viene portato dinanzi al popolo; e costoro possono diventare potenti perchè il popolo è padrone di tutto ed essi sono padroni dell'opinione del popolo, che li obbedisce.
Inoltre coloro che accusano i magistrati dicono che il popolo deve giudicare e questo accoglie volentieri l'invito, sicchè vanno in pezzi tutte le istituzioni politiche. E forse avrebbe ragione chi rimproverasse questo dominio del popolo, che non dà luogo a una vera e propria costituzione: perchè dove le leggi non dominano non c'è costituzione".

[ Aristotele, Politica, IV 4, 1292 a ]

Chiedo scusa se ripesco un video di Berlusconi che risale a un paio d'anni fa.
Ah, chiedo scusa se ripesco un testo che ci infanga di vergogna e che risale a un paio di migliaia di anni fa.
postato da Dubbios alle ore 16:54 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
categoria: citazioni, pensieri, cultura, politica, riflessioni, libri, berlusconi, youtube


sabato, 23 febbraio 2008

Pre-Esame

Ho deciso di non dare l'esame di lunedì 25...undici giorni per prepararlo non sarebbero bastati, mi trovo ancora a studiare i primi 12 "pretilosofi" e sono sicuro di non farcela, dovendo in teoria studiare anche altri 2 libri (uno di Abelardo e un altro di qualcuno di cui non ricordo neanche il nome - probabilmente inizia con la A pure quello, e io ho problemi con i nomi aventi la stessa iniziale - ).

Dunque m'informerò sulle prossime sessioni....comunque sia ho dato due esami in questo mese e credo di essere messo discretamente bene.


P.S. Sto postando molto di meno perchè non mi pare di avere molto da scrivere ultimamente...mi limito a suonare e registrare qualcosa, disegno su qualche foglio, e leggo "Nelle Terre Estreme" di Krakauer.
postato da Dubbios alle ore 12:05 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
categoria: pensieri, libri, università


giovedì, 24 gennaio 2008

Caccia alle streghe

Esiste un'altra intervista rilasciata da Chaplin; per la precisione si tratta di una conferenza stampa del 1947, durante la quale sembrò rivelarsi tutta l'ostilità di parte dell'opinione pubblica americana nei confronti di quello che era stato per così a lungo considerato una sorta di eroe nazionale da divinizzare. Questo improvviso cambiamento di rotta da parte dei media fu causato dalla caccia alle strege scatenatasi alla fine della Seconda Guerra Mondiale, durante la quale, secondo i detrattori di Chaplin, il "comico" non avrebbe fatto abbastanza per sostenere l'impegno bellico americano, e fu per questo (nonchè per altri motivi riguardanti le sue amicizie private) accusato di filocomunismo, una sorta di reato nell'America post-bellica.
Cinque anni dopo, nel 1952, durante il viaggio in nave che avrebbe condotto Chaplin sulle coste britanniche per la presentazione di "Luci della ribalta", il Ministro della Giustizia americano¹ annullò il permesso di rientro dell'ex eroe nazionale negli Stati Uniti. Chaplin non richiederà mai la possibilità di far ritorno nel Paese che gli aveva voltato le spalle nell'apice del proprio impegno cinematografico.


Ecco una parte delle domande della conferenza stampa, dal libro
"Chaplin - The mirror of opinion"
di David Robinson (da pagina 141).



¹ Si tratta di James P. McGranery, Attorney General (Ministro di Giustizia) americano durante il 1952 sotto il presidente Harry Truman, come apprendo dalla lista dei Ministri di Giustizia americani. Il precedente Attorney General (J. Howard McGrath) era stato costretto alle dimissioni dopo aver rifiutato di collaborare in un'inchiesta su casi di corruzione aperta proprio dal dipartimento di giustizia che guidava.


Post Scriptum:

• In risposta alla revoca del proprio permesso di rientro in america da parte di McGranery, Chaplin disse:

     "I am not a political man and I have no political convictions. I am an individual and a believer in liberty. That is all the politics I have. On the other hand I am not a super-patriot. Super-patriotism leads to Hitlerism - and we've had our lesson there.
I don't want to create a revolution - I just want to create a few more films.
"
postato da Dubbios alle ore 12:36 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
categoria: pensieri, riflessioni, libri, link, notizie


mercoledì, 23 gennaio 2008

Geniale

Ecco il post interessante di cui ho parlato pochi giorni fa.
Tratto dal libro "Charlie Chaplin - Opinioni di un vagabondo. Mezzo secolo di interviste" della Minimum fax, con prefazione di Dario Fo.
So che è un articolo molto lungo, però leggetelo tutto, ne varrà la pena...e se ne avete la possibilità comprate anche il libro.

LA NATURA AMLETICA DI CHARLIE CHAPLIN

Di Benjamin De Casseres

(1920)

_______________________

 

Nel mezzo del cammino di questa sua vita mortale <<Charlie>> Chaplin, l’uomo più famoso del mondo, ha dichiarato di averne abbastanza di una vita da cani. Ha intenzione di prendere le armi contro un mare di risate e contrastandole por fine ad esse...interpretando Amleto, magari.

    Ecco in sostanza ciò che mi aveva detto in un’intervista rilasciata non molto tempo fa. Non rimanevo così sorpreso dal giorno in cui Eddie Foy mi aveva detto che voleva interpretare re Lear accanto a Marie Dressler nei panni di Cordelia.

    Ma trattenete il sorriso per un poco, così come l’ho trattenuto io. Un uomo può sempre sorridere, sorridere, ed essere il peggiore dei ribaldi; o può sorridere, sorridere, ed essere Amleto.

    <<Charlie>> Chaplin sorride ed è Amleto. Ha fatto il pagliaccio, ha saltellato e ha fatto capriole in ogni città, villaggio e accampamento di minatori del mondo civile e incivile, ma non ho mai inconrato un uomo che, dal punto di vista intellettuale ed emotivo, sia più vicino al tipo amletico di quanto lo sia Charles Spencer Chaplin, clow planetario, la cui personalità scenica è meglio conosciuta di qualsiasi altro essere umano che sia nato finora su questo corpo celeste, e che meglio di ogni altra figura di rinomanza mondiale è riuscito a nascondere completamente la propria autentica personalità.

    Durante molte ore di tranquille chiacchierate con Chaplin ho scoperto uno spirito di rara qualità: un poeta, un esteta, un pensatore dinamico e ultra-progredito, un uomo dalle mille sfaccettature sorprendenti, un uomo dai molti talenti, un uomo infinitamente triste e malinconico, un uomo delicato come una corda di violino che esprime il lamento e la melodia del mondo, un Puck, un Amleto, un Ariel...e un Voltaire.

    <<Le mie pagliacciate, come le chiama la gente – e io detesto la parola “pagliaccio”, perchè io non sono un pagliaccio – possono avere un significato più recondito. Preferisco definirmi un satirista mimetico, perchè in tutte le mie commedie ho mirato a parodiare, a mettere in satira il genere umano...o perlomeno quegli esseri umani la cui stessa esistenza è una inconsapevole satira di questo mondo. Quanto al genere umano, preferisco immaginarlo come la malavita degli dei. Quando gli dei vogliono farsi un giro nei bassifondi, vengono a visitare la terra. Capisce, non nutro esattamente il massimo rispetto per il genere umano.

    <<Le mie buffonate sullo schermo le appariranno senza dubbio ridicole. Ebbene, le buffonate degli uomini – perfino nelle loro occupazioni più serie, e in quelle che scelgono di chiamare le più sublimi – appaiono altrettanto ridicole agli dei o agli esseri che abitano le dimensioni superiori.

    <<In una parola l’umanità nel suo complesso, vista con gli occhi dell’immaginazione comica, è composta di tanti Charlot.

    <<Con le mie buffonate, i miei abiti, i miei scherzi grossolani, i miei gesti illogici e il pathos comico io mostro l’umanità stessa come deve apparire agli spettatori che stanno Lassù, se pure ce n’è qualcuno intento a osservare questa cagnara terrestre>>. (Avrebbe potuto definirla <<chaplinara>>.)

    <<Anche se non sono un pessimista o un misantropo, ci sono giorni in cui il contatto con qualsiasi essere umano mi fa sentire male fisicamente. In quei momenti e in quei periodi sono oppresso da ciò che i romantici definivano stanchezza del mondo”; mi sento un completo estraneo nei confronti della vita>>.

    <<Come se avesse sbagliato casa>>, ho suggerito.

    <<Come se avessi sbagliato pianeta>>, ha risposto. <<Può darsi che sia una reazione da parte del mio innato senso dell’umorismo, un disgusto per il personaggio che le circostanze mi hanno costretto a creare, un’insoddisfazione spirituale dei limiti che la materia impone alla mia volontà.

    <<L’unico diversivo è la solitudine. Allora il mondo dei sogni diventa la grande realtà, e il mondo reale un’illusione. Vado nella mia biblioteca a vivere insieme ai grandi pensatori astratti: Spinoza, Schopenhauer, Nietzsche e Walter Pater.

    <<Una volta ho avuto una visione a occhi aperti. Ho visto ai miei piedi, ammucchiati alla rinfusa, tutti i simboli e gli accessori del mio costume di scena – quelo spaventoso abbigliamento! – i miei baffi, la bombetta malconcia, il bastoncino da passeggio, le scarpe rotte, la camicia dal colletto lurido. Mi sono sentito come se il corpo mi fosse caduto di dosso, come se stessi abbandonando un’eterna apparenza per un’immensa realtà.

    <<Quel giorno ho deciso di non rientrare mai più in quel costume; di ritirarmi presso qualche lago italiano con il mio amato violino, i miei Shelley e Keats, e di vivere sotto falso nome una vita fatta solo di immaginazione e d’intelletto; ma l’istinto di essere qualcosa di diverso da quello che sono in realtà, un istinto che è universale, in me è troppo forte, e sono tornato per fare ancora un film, solo uno, l’ultimo...come l’eterno ultimo bicchiere dell’ubriacone e come l’eterno addio alle scene della Patti>>.

    Era ricaduto nel silenzio, quando all’improvviso il suo atteggiamento è cambiato del tutto. Sul volto gli splendeva un che di folle, un’aria da Puck. Ogni uo gesto è diventato stravagante. Si è passato tra i riccioli neri le dita espressive e artisticamente modellate.

    <<Le ho mai raccontato della prima volta che ho incontrato Enrico Caruso? No? Allora mi permetta! >>

    Si è alzato e ha percorso a stanza due o tre volte avanti e indietro con passo saltellante, baldanzoso; tutto il suo aspetto sprizzava malizia.

    <<I cantanti lirici mi stancano>>, ha detto, <<e quando il signor Guard del Metropolitan Opera House mi ha detto una volta che Caruso mi aveva chiamato “il Caruso del cinema” non l’ho considerato affatto un complimento.

    <<Qualche tempo dopo il signor Guard ha organizzato le cose in grande per presentarmi al famoso tenore. Sono stato accompagnato al teatro insieme a una delegazione di addetti stampa.

    <<Caruso era nel suo camerino, intento a prepararsi per la serata>>.

    A questo punto Chaplin ha fatto una descrizione indicibilmente buffa di Caruso che si preparava, dei servi di scena, degli inservienti e della babele di lingue che circolava per i camerini.

    <<Quando tutto era pronto mi hanno condotto alla presenza del grande Enrico, che non solo non mi ha ricevuto in pompa magna, ma mi ha voltato la schiena per tutto il tempo, guardandosi allo specchio mentre si incollava qualcosa sulla faccia.

    <<La ridicola idea della presunta superiorità di un tenore sul comico mi è tornata in mente, suscitandomi un prurito di insofferenza. Il discutibile complimento di “Caruso del cinema” ha ricominciato a bruciare, alterando la mia disposizione al riso. Perciò, dopo che erano rascorsi diversi minuti, con i piedi che mi si stavano raffreddando e la schiena di Caruso che diventava sempre meno invitante, ho urlato, guardandolo in faccia allo specchio da dietro le sue spalle: “Il Caruso del cinema saluta il Charlie Chaplin del teatro lirico!”

    <<Enrico si è girato di scatto, e mi sono trovato davanti un primo piano di due occhi furibondi. Allora ho eseguito una rapida dissolvenza>>.

    <<Nlla viene meno quanto il successo>>, ha risposto quando gli ho chiesto che effetto faceva essere milionario dopo aver conosciuto la miseria più disperata, come è capitato a lui.

    <<Con questo voglio dire che il denaro non soddisfa mai il bisogno spirituale o intellettuale. Se uno ama i piaceri grossolani, il denaro è la cosa più bella del mondo. Se uno pensa che colmerà un suo vuoto psicologico, il denaro è un fior di scherzo, come direbbe James Banch Cabell. Dubito che un uomo ricco abbia mai un vero amico...perchè, quando uno è impantanato a vita tra i beni di questo mondo, come fa a distinguere gli amici dai nemici o dagli adulatori? Capisco benissimo gli artisti poveri; quelli ricchi mi sembrano sempre una contraddizione in termini.

    <<La vita somiglia a un episodio della mia infanzia. E’ stato l’avvenimento più tragico della mia esistenza, e per anni non sono riuscito a ripensarci senza scoppiare in lacrime.

    <<Ho trascorso parte della mia infanzia in un ofanotrofio di Londra. Quando arrivava il Natale apparecchiavano una grande tavolata, e sopra vi disponevano dei piccoli doni – orologi di latta, sacchetti di caramelle, libri illustrati e altre bazzecole – per gli ospiti.

    <<Questo Natale di cui parlo avevo sette anni. Ci mettemmo tutti in fila, e molto prima che fosse il mio turno di avvicinarmi alla tavola e prendere il regalo che volevo avevo già scelto a vista un’enorme mela rossa. Era la mela più grande che avessi mai visto fuori da un libro illustrato.

    <<I miei occhi e il mio stomaco si allargavano sempre di più man mano che mi avvicinavo alla tavola.

    <<La fila avanzava, e io mi trovavo a quattro bambini di distanza dalla tavola quando una governante, o qualche altra autorità, mi piombò addosso, mi spinse fuori dalla fila e mi riportò in camera con queste brutali parole: “Quest’anno, Charlie, per te niente regalo di Natale: tieni svegli gli altri bambini con le storie di pirati che gli racconti”.

    <<Ogni volta che mi sono ritrovato a portata di mano quella mela rossa della felicità c’è sempre stata qualche presenza o forza invisibile che mi ha trascinato via proprio quando ero sul punto di afferrarla>>.

    Il paradosso della vita di questo strano individuo è meglio illustrato da un aneddoto narrato da un suo amico a proposito di una serata nella sua casa di Los Angeles. Fra gli ospiti c’era Jascha Heifetz, il celebre violinista. Tutti chiedevano a gran voce che Heifetz si esibisse; lui prese il violino di Chaplin e cominciò a suonare, ma rimase di sasso, e con lui tutti i presenti, quando si accorse che dalle corde non uscivano altro che disarmonie insensate.

    Chaplin sorrise, tolse il violino dalle mani di Heifetz e suonò un passaggio di Bach con la mano sinistra. Tutte le corde erano montate in senso inverso.

    <<Capisce>>, ha detto Chaplin, <<io sono una persona fatta a rovescio e sottosopra. Quando sullo schermo le volto la schiena, lei vede qalcosa che è espressivo come una faccia. Io sono principalmente un dorso>>.

    E questa è l’impressione che ho ricavato della personalità di Chaplin: un individuo fatto a rovescio, qualcosa che il vasaio deve aver modellato con la mano sinistra e sottosopra.

    Se si è sensibili a queste cose, in sua presenza si percepisce subito una forza psichica che ha a disposizione un corpo insufficiente a sopportare le sue attività. Quest’uomo, che nei film hanno preso a schiaffi, picchiato, manganellato, calpestato, attorcigliato, bastonato e polverizzato, non ha una corporatura degna di nota. E’ tutto vitalità e intelligenza: una stazione ricetrasmittente ad alta potenza.

    Il suo massimo svago è passeggiare per strada la sera con qualche amico, discutendo per ore di arte, di religione, di libri, di teorie sulla bellezza e della sua ambizione di diventare un attore tragico.

    <<E Amleto>>, gli ho chiesto durante una di queste escursioni notturne. <<Le piacerebbe interpretare Amleto? >>

    <<Sono troppo tragico di natura per interpretare Amleto>>, ha risposto. <<Solo un grande comico può interpretare il Danese>>.

    E con questa risposta enigmatica ha cambiato argomento, lanciandosi in una lunga dissertazione su Freud e sulla luce tremenda che costui ha gettato sulla sua natura amletica.

    Non ho mai incontrato un essere umano più infelice o più timido di questo Charles Spencer Chaplin.

 

(Pubblicato sul New York Times Book Review and Magazine, 12 dicembre 1920, p.5.)

 
E dopo qualche ricerca negli archivi del NYT, ecco l'articolo in inglese (PDF)
postato da Dubbios alle ore 17:57 | Permalink | commenti (6) / commenti (6) (pop-up)
categoria: pensieri, riflessioni, libri, foto, link


lunedì, 07 gennaio 2008

La casa di Asterione

    So che mi accusano di superbia, e forse di misantropia, e forse di pazzia. Tali accuse (che punirò al momento giusto) sono ridicole. E' vero che non esco di casa, ma è anche vero che le porte (il cui numero è infinito) restano aperte giorno e notte agli uomini e agli animali. Entri chi vuole. Non troverà qui lussi donneschi nè la splendida pompa dei palazzi, ma la quiete e la solitudine. E troverà una casa come non ce n'è altre sulla faccia della terra. (Mente chi afferma che in Egitto ce n'è una simile). Perfino i miei calunniatori ammettono che nella casa non c'è un solo mobile. Un'altra menzogna ridicola è che io, Asterione, sia un prigioniero. Dovrò ripetere che non c'è una porta chiusa, e aggiungere che non c'è una sola serratura? D'altronde, una volta al calare del sole percorsi le strade; e se prima di notte tornai,  fu per il timore che m'infondevano i volti della folla, volti scoloriti e spianati, come una mano aperta. Il sole era già tramontato, ma il pianto accorato di un bambino e le rozze preghiere del gregge dissero che mi avevano riconosciuto. La gente pregava, fuggiva, si prosternava; alcuni si arrampicavano sullo stilobate del tempio delle Scuri, altri ammucchiavano pietre. Qualcuno, credo, cercò rifugio nel mare. Non per nulla mia madre fu una regina; non posso confondermi col volgo, anche se la mia modestia lo vuole.
    La verità è che sono unico. Non m'interessa ciò che un uomo può trasmettere ad altri uomini; come il filosofo, penso che nulla può essere comunicato attraverso l'arte della scrittura. Le fastidiose e volgari minuzie non hanno ricetto nel mio spirito, che è atto solo al grande; non ho mai potuto ricordare la differenza che distingue una lettera dall'altra. Un'impazienza generosa non ha consentito che imparassi a leggere. A volte me ne dolgo, perchè le notti e i giorni sono lunghi.
    Certo, non mi mancano distrazioni. Come il montone che s'avventa, corro per i corridoi di pietra fino a cadere al suolo in preda alla vertigine. Mi acquatto all'ombra di una cisterna e all'angolo di un corridoio e gioco a rimpiattino. Ci sono terrazze dalle quali mi lascio cadere, finchè resto insanguinato. In qualunque momento posso giocare a fare l'addormentato, con gli occhi chiusi e il respiro pesante (a volte mi addormento davvero; a volte, quando riapro gli occhi, il colore del giorno è cambiato). Ma, fra tanti giochi, preferisco quello di un altro Asterione. Immagino che egli venga a farmi visita e che io gli mostri la casa. Con grandi inchini, gli dico: << Adesso torniamo all'angolo di prima >>, o : << Adesso sbocchiamo in un altro cortile >>, o : << Lo dicevo io che ti sarebbe piaciuto il canale dell'acqua >>, oppure: << Ora ti faccio vedere una cisterna che si è riempita di sabbia >>, o anche: << Vedrai come si biforca la cantina >>. A volte mi sbaglio, e ci mettiamo entrambi a ridere di gusto.
    Ma non ho soltanto immaginato giochi; ho anche meditato sulla casa. Tutte le parti della casa esistono molte volte, qualunque luogo di essa è un altro luogo. Non ci sono una cisterna, un cortile, un abbeveratoio, una greppia; sono quattordici [infinite] le greppie, gli abbeveratoi, i cortili, le cisterne. La casa è grande come il mondo; o meglio è il mondo. Tuttavia, a forza di percorrere cortili con una cisterna e polverosi corridoi di pietra grigia, raggiunsi la strada e vidi il tempio delle Scuri e il mare. Non compresi, finchè una visione notturna mi rivelò che anche i mari e i templi sono quattordici. Tutto esiste molte volte, quattordici volte; soltanto due cose al mondo sembrano esistere una sola volta: in alto, l'intricato sole; in basso, Asterione. Forse fui io a creare le stelle e il sole e questa enorme casa, ma non me ne ricordo.
    Ogni nove anni entrano nella casa nove uomini, perchè io li liberi da ogni male. Odo i loro passi o la loro voce in fondo ai corridoi di pietra e corro lietamente incontro ad essi. La cerimonia dura pochi minuti. Cadono uno dopo l'altro, senza che io mi macchi le mani di sangue. Dove sono caduti restano, e i cadaveri aiutano a distinguere un corridoio dagli altri. Ignoro chi siano, ma so che uno di essi profetizzò, sul punto di morire, che un giorno sarebbe giunto il mio redentore. Da allora la mia solitudine non mi duole, perchè so che il mio redentore vive e un giorno sorgerà dalla polvere. Se il mio udito potesse percepire tutti i rumori del mondo, io sentirei i suoi passi. Mi portasse a un luogo con meno corridoi e meno porte! Come sarà il mio redentore? mi domando. Sarà un toro o un uomo? Sarà forse un toro con volto d'uomo? O sarà come me?

    Il sole della mattina brillò sulla spada di bronzo. Non restava più traccia di sangue.
    <<Lo crederesti, Arianna? >> disse Teseo. << Il Minotauro non si è quasi difeso >>.

("La casa di Asterione", Jorge Luis Borges)
postato da Dubbios alle ore 18:15 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: citazioni, pensieri, libri


sabato, 15 dicembre 2007

E' così che è essere sani?

<<Spero che Dorian le abbia parlato del mio progetto di ribattezzare ogni cosa, Gladys. E' un'idea stupenda.>>

<<Ma io non voglio essere ribattezzata, Harry>> rispose la duchessa, guardandolo con i bellissimi occhi. <<Sono contentissima del mio nome, e sono certa che il signor Gray è contentissimo del suo.>>

<<Cara Gladys, per nulla al mondo cambierei uno di questi due nomi. Sono tutti e due perfetti. Ma pensavo soprattutto ai fiori. Ieri ho colto una orchidea, per metterla all'occhiello. Era un meraviglioso esemplare chiazzato, stupendo come i sette peccati mortali. In un momento di distrazione ho chiesto a uno dei giardinieri come si chiamasse. Mi ha detto che era un bell'esemplare di Robinsoniana, o qualche altro spaventoso nome del genere.
E' una verità dolorosa, ma noi abbiamo perso il dono di nominare le cose con nomi graziosi. I nomi sono tutto. Io non me la prendo mai con le azioni. Me la prendo soltanto con i nomi. Per questo, in letteratura odio il volgare realismo. L'uomo che osa chiamare vanga una vanga dovrebbe esser condannato a adoperarla. E' la sola cosa in cui può riuscire.>>

(Oscar Wilde - "Il ritratto di Dorian Gray")
postato da Dubbios alle ore 21:18 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: citazioni, pensieri, libri


Gocce Putride

www.flickr.com
Questo è un badge Flickr che mostra le foto pubbliche di Dubbios. Crea il tuo badge qui.

Lettore mp3


I made this music player at MyFlashFetish.com.

Ricerca nel blog

Ricerca su Wikipedia

Contatore

visitato *loading* volte

Chi sono

Blogger: Dubbios
Nome: Pierpaolo Pantone
Studente di filosofia, indeciso e molto preoccupato, ma anche fiducioso. Beh, forse solo a tratti fiducioso.


  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


Add to Technorati Favorites

Credits

• Angelreich